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dell'artista
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La biografia
di Domenico Montalto, estratto da
Diario d'acque e di cieli, Gianmario Mariani. Milano, IMEDEA, 2003.
Vive ed opera in Brugherio. Attivo nella collettività è uno dei
fondatori del gruppo d'arte "Tre Re". Espone in personali e collettive a Brugherio, Melzo, Cemusco
S/N, Soncino, Bratto, Sondrio, Bormio..... Dipinge con allegria. Grande appassionato di pesca,
scrive piccoli racconti
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descrivendo con panicolare gusto
e incisività quanto realmente vissuto con amici durante cene e le "avventure"
di pesca. A volte si cimenta in rima
dialettale prettamente "brugherese". Ricorda con nostalgia i grandi
percorsi con la Gilera e afferma che i raid in moto e pesca sono da
consigliare ai giovani d'oggi come terapia di formazione per il
futuro. |
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L'estetica
di Domenico Montalto, estratto da
Diario d'acque e di cieli, Gianmario Mariani. Milano, IMEDEA, 2003.
Autodidatta, predilige l'acqua con riflessi e trasparenze, canneti
e fioriture di palude in scorci sognati e distese di
grano con i mietitori intenti al tradizionale lavoro nei
campi. I "suoi" contadini piegati dalla fatica del lavoro
sono forti della dignità, della purezza e fede degli anni semplici. Ogni mutare di stagione, ogni fioritura viene
vista come messaggio di "nuova vita", rinascita e stimolo ad un'esistenza
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da "continuare a vivere".
Cordialità, amicizia, fiducia, sono i pilastri
portanti del suo carattere e lo si "legge" nei suoi colori. II segno forte
e capace, il colore pieno e saturo, traducono l'opera in spazio luce e
poesia. |



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AL
PESCADUUR VECC
Matina prest...
ansi l'è nocc!
Giù indàl curtiil sa sent a tramescà
L'è gent cà sa invia andà a pescà .......
Al vecc al sàlta su a sbignà dala fesura.
...te vist Maria, ghè adree anca al nost bagaj
Tut sò pà se al vegn su inscì, sperem cal dura.
La miee l'è amò ben culugada
da luntan sa sent fischià al tranvày
L'è prest, ma lu ecitaa al voer fa una ciciarada.
Matina prést, ... ansi da nocc ...
Ta sa regòrdat Maria? tuevi su al' cestin e la caneta
e andavi fin a Casan in bicicleta.
Alura si che l'era un'aventura!
sent!, la machina la va ...
adess andà fin la al'è men dura.
Maria!?... ma guarda, mi parli e le la dorma ...
e va ben ... turni a durmì anca mi.
Cunt'una punta da magùn al sa invisura
e al sogna al cavesaal ca la ciapaa
e che da an in an per lu aumenta da misura ...
e quel'alter gros che rut al criin al ghe scapaa ...
Al troef sudisfasiun vidè in dal sogn al so bisciùn partì
un culp a la cana ... l'è gross ...
l'è un barb da quei mai vist!
Al pescaduur vecc, adess al
dorma.
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L'intervista
Colori della natura, colori
dell'anima intervista a Gianmario Mariani, di
Gennaro Mele.
Guardando i suoi lavori ciò che colpisce è questo
rapporto diretto con la natura con una resa espressionista e, oserei dire,
intimista. Una natura trionfante in totale contrasto con la
realtà |
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odierna di una natura
deturpata dall'uomo. È un recupero della memoria o un messaggio di
denuncia? Io sono nato
nell’attuale sede del Comune di Brugherio. E, a cento metri da lì, durante la mia giovinezza
avevo sotto gli occhi sempre il lavoro nei campi dei contadini ed
un vissuto quotidiano immerso nella natura. Allora cento contadini lavoravano la
terra; oggi un contadino e una macchina sostituiscono quei
cento contadini. Questa dinamica sociale ha influenzato il mio dipingere, spingendomi
di volta in volta a gustare il "bello" della natura che ha in sé insita anche
gli aspetti cruenti come le tempeste o il sole cocente. Io li so accettare.
Ad esempio, ho osservato i comportamenti del Pò, sia durante il fluire
quieto delle sue acque che nei momenti di piena. Queste sfaccettature, o
meglio, emozioni della natura ancora oggi cerco di coglierle imprimendole nel
mio cervello per poi trasmetterle con immediatezza sulla tela e renderle
così visibili agli altri. Le cose che
vedo o che mi attraggono del mondo naturale sono tutte quelle
dinamiche che l'uomo odierno non osserva più, ed io stesso travolto, dai
tempi frenetici odierni, non sempre riesco a vederle. Comunque, c'è sempre qualcosa da
vedere, anche nei pressi di un fiumiciattolo o di un canale, senza bisogno
di trovarsi per forza in uno spazio ampio. La questione però di fondo è che se
non siamo più capaci di "osservare", credo che l'uomo non salverà più ciò che resta della
natura. Basterebbe davvero un poco di sensibilità per ottenere, ad esempio,
l'applicazione del protocollo di Kyoto. Quanto detto è in sintonia
con i miei lavori, in particolare con un'opera nella quale mi sono azzardato
ad esplicitare per iscritto: "Uomo, fermati e pensa!". Se ognuno avesse
come modo spicciolo l'applicazione letterale di questa affermazione, non
dico che si smetterebbe di correre, ma almeno si comincerebbe a recuperare
una dimensione più umana della quotidianità, fatta di riflessione sulle
conseguenze delle scelte che si vanno a fare.
Cosa pensa del potere oggi? Io
non condivido questa voglia di potere che ogni uomo egoisticamente cerca
di perseguire col proprio agire. Il potere assoluto non deve esserci.
Semmai deve esserci quella capacità decisionale limitata nel tempo e con
i giusti contrappesi. La democrazia, a mio avviso, resta qualcosa
comunque di utopico, visto che c'è sempre un qualcuno a cui si delega il "potere"
di prendere le decisioni, a volte scomode. Ed è in parte anche giusto così.
L'importante è, però, che queste decisioni non limitino la libertà delle
persone.
Osservando le sue opere non
si può non pensare alle affinità con Van Gogh, sia per lo stile
espressionista che per le pennellate di colore. Qual è effettivamente il
suo rapporto con i grandi maestri? Nella pittura io ammiro letteralmente i
grandi pittori come Van Gogh.
La prima volta che ho avuto occasione di vedere dal
vivo i quadri dei grandi maestri dell'impressionismo, mi sono sentito male! E mi sono detto
"questa è la mia pittura!”, e io non l'avevo capito prima. Però attenzione,
l'affinità non è somiglianza. Io uso i pennelli e i colori come se usassi la
penna e l'inchiostro per scrivere, con una certa immediatezza di
esecuzione. Insomma, le impressioni che ricevo dall'ambiente che
osservo cerco di riportarle immediatamente. Spesso mi è capitato di dover fermare la tela sotto i
piedi, per via del forte vento, e di dipingere ripiegato per
poter subito catturare e imprimere le sensazioni che ricevevo. Per me
è istintivo dipingere così, ma allo stesso tempo è importantissimo guardare ai "maestri"
per recepire tutti quegli aspetti che altrimenti non si coglierebbero facilmente
e su questi aspetti costruire la propria proposta. Nella mia pittura
i grandi maestri ci sono, ma guardando tutte le opere nel suo insieme c'è un
discorso personale.
Una mostra a Pavia
propone in questi giorni il Dadaismo e le sue evoluzioni. Un filone
chiaramente in contraddizione con il suo, visto che è l'"oggetto" al centro
dell'analisi dell'artista rispetto alla natura. Ci sono poi altre tendenze
che si stanno sviluppando e che fanno uso di strumenti vari come ad
esempio l'elettronica. Che consiglio si sentirebbe di dare soprattutto ai
giovani artisti che intraprendono questi "tipi di discorsi", visto che lei
in qualche modo simboleggia il recupero della memoria?
Innanzitutto il dadaismo per me è qualcosa di traumatico. Ho visto tante
opere e disegni dei suoi esponenti, tutte con un filo logico, ma
dai discorsi "estremi" per me inafferrabili. Sono sicuramente proposte
che hanno piattaforme diverse e tecniche diverse. Io mi sono formato vedendo
e gustando i capolavori in modo diverso da queste correnti. Ricordo in
tal senso le discussioni che avevo con Armando Fettolini ai tempi dello
studio Tre Re. Un artista che ha poi sposato una ricerca,
quella informale, diversa dalla mia. Una volta lo rimproverai perché si era "innamorato" di un
proprio quadro, e quando ci si innamora dei propri lavori l'artista è finito, non
va più oltre. Ecco! Il consiglio che posso dare, al di là delle ricerche
intraprese, è di non innamorarsi mai dei propri lavori.
Osservando le dinamiche della società attuale che cos'è che
la preoccupa di più?
L'interpretazione sempre frettolosa di qualsiasi evento. Commenti e
sentenze sono quasi sempre capeggiate dall'istinto più che dalle riflessioni.
L'esempio palese in tal senso è la condanna a morte di Saddam Hussein.
In un'opera l'ho scritto: "Uomo, fermati e pensa!". Questo perché è diventato troppo
facile prendere decisioni. Vedo che tutti si preoccupano di Saddam,
ma nessuno vede o vuol vedere i massacri che si stanno commettendo sotto
le varie bandiere e in nome di presunti ideali in cui
spesso nemmeno si crede. Insomma, si stanno ammazzando le persone come se si
trattasse di mosche e questo mi fa star male. E la cosa peggiore è che se
si prova semplicemente a discutere di questi fatti in un qualsiasi luogo
pubblico, come può essere ad esempio un bar, c'è la peggior forma di indifferenza. Tutto
ciò mi rende triste. |
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