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R-esistenze

II termine Resistenza ingloba i vari momenti della lotta di liberazione nazionale... Le donne si sono organizzate nei Gruppi di difesa della donna e l’opposizione al regime si è fatta lotta armata vera e propria, non solo resistenza quindi, almeno nel significato letterale del termine, bensì impegno per scacciare fascisti e nazisti.
Non bastava lamentarsi dei soprusi o dedicarsi alla pura assistenza ai combattenti che pure era questione molto importante. Le donne dovevano fare la propria parte anche sul piano della guerra di liberazione: si trattava di affermare la libertà non solo nelle relazioni sociali e private, ma anche a livello politico, per la conquista dei diritti civili, per tutto ciò che fu poi conseguito con la Repubblica e con la Costituzione.   Lina Fibbi

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Prefazione del sindaco al catalogo (R)esistenze

Una mostra di immagini -volti, sguardi, espressioni- che ricostruiscono una parte delle radici storiche vive su cui è fondato il nostro presente. Questo è “R-esistenze”.

 

Non elaborate ricostruzioni storiografiche, non flussi di parole, ma elementi semplici, visivi e diretti, che si offrono al visitatore senza mediazioni. Ma quelle immagini, che si presentano con discrezione (qualità femminile?), come per non disturbare, ci interpellano e ci sfidano in modo potente (qualità maschile?).
Guardando quei volti, a lungo, si fa strada qualcosa che definirei una “consapevolezza”, una coscienza più profonda e vera, che ha a che fare col passato, ma ancor più con l’oggi. Sì, sappiamo che la nostra Italia, democratica e repubblicana, è fondata sulla Resistenza; siamo debitori di tutti coloro che osarono affrontare, in vari modi, la deriva fascista, si opposero all’invasore pagando ogni genere di prezzo, restituendo così agli Italiani un paese nuovo, fondato nelle radici solide della Costituzione. Sì, conosciamo la storia, la sappiamo rievocare, tante volte l’abbiamo celebrata in ricorrenze ufficiali e pubbliche, eppure…
Eppure quei volti di donna ci restituiscono qualcosa di più, non solo il ricordo, non la semplice cronaca rievocativa. A me sembra che ci comunichino il coraggio di aver immaginato la storia e il quotidiano non come il luogo della sopravvivenza personale, ma come il laboratorio di un futuro inedito.
Il regime fascista aveva inquadrato le donne italiane all’interno di una logica che gli storici definiscono “schizofrenica”.
Da un lato le relega a perpetrare il proprio ruolo tradizionalmente asservito al mito della sposa e madre esemplare, discriminata a scuola e sul lavoro, esclusa dal voto e impossibilitata ad assumere un protagonismo politico totalmente appannaggio dei maschi.
Dall’altro lato, il regime le inquadra nelle associazioni patriottiche (dai Fasci femminili alle Massaie rurali, e via creando equivalenti femminili “in minore” alle organizzazioni vere e proprie che costituirono l’ossatura dell’aggregazione fascista), e così facendo assegna loro un ruolo anche pubblico, un impegno fuori delle pareti domestiche, se pur rinchiuso entro la sola prospettiva di assistenza, intesa come l’inclinazione naturale della donna, considerata dalla dittatura l’unica dimensione politica possibile.
È avvenuto che donne che hanno respirato tutto ciò giorno dopo giorno, come un lento e inesorabile veleno, cui ci si abitua come all’odore di chiuso, abbiano trovato (dove? come? perché?) la forza di un gesto di rottura, semplice nella sua praticità, dirompente per l’effetto politico e simbolico. Fare la “staffetta partigiana” può essere visto come un reiterare il ruolo assistenziale e di servizio, eppure fu ben altro, un conquistarsi la propria parte attiva: dire no all’intollerabile, difendere dignità e diritti, costruire un futuro diverso, e fare di questi elementi i connotati di una nuova identità.
Questo plus di immaginazione/energia, non deducibile dal contesto, è ciò che ci stupisce ancor oggi, e ci interpella a rinnovare lo stesso impegno, in questo anno che l’Unione europea ha voluto dedicare alle pari opportunità: nuovi scenari, nuove sfide, ma l’identico compito, quello di saper immaginare l’oggi non solo come “figlio di ieri” ma come “madre del domani”: l’augurio è dunque che gli sguardi di queste donne siano sprone per tutti.


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 In Biblioteca

Testimonianze di donne monzesi dall'antifascismo alla Resistenza ai giorni nostri ; presentazione di Tina Anselmi ; a cura della Commissione Scuola e Cultura della Associazione Naz. Partigiani d'Italia Sezione Monza.

Partigiane : tutte le donne della resistenza / Marina Addis Saba. - Milano : Mursia, c1998.

Storie di una staffetta partigiana / Teresa Vergalli ; prefazione di Alessandro Portelli. - Roma : Editori Riuniti, 2004.


 In Rete

(R)esistenze, il passaggio della staffetta / Laura Fantone, Ippolita Franciosi. - Documentario video sulla resistenza delle donne.

Ciclo di incontri organizzato dal Comune di Brugherio in occasione della ricorrenza del 50° del voto alle donne: articolo del Notiziario comunale - File PDF (dimensione: 265,3 KB)
Schede della mostra
Link di interesse generale
Resistenza italiana: il portale della guerra di liberazione
Donne: la Resistenza "taciuta"
Memoria di donne
Resistere al femminile
Anniversario del suffragio femminile
Storie delle donne nel fascismo, nella resistenza


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A cura di:
Sezione URP - Ufficio Stampa
Ultima modifica: Mercoledì, 24 gennaio 2007

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