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Divieto di accesso

Presentazione

Brugherio: una vocazione culturale ed artistica
di Carlo Mariani , Assessore alle culture

La vocazione di una città si manifesta anche attraverso l'offerta di spazi adatti ad ospitare eventi di carattere culturale ed artistico.
È in questa direzione che l'Amministrazione comunale di Brugherio intende muoversi: mantenere vivo il rapporto che lega alla città gli artisti locali mettendo a loro disposizione i propri spazi e incoraggiando la crescita culturale da una parte degli artisti stessi e dall'altra di chi fruisce delle loro opere.
È per questo motivo che Brugherio è lieta di accogliere nello spazio espositivo di Palazzo Ghirlanda la creatività di giovani leve artistiche e di collaborare alla realizzazione della mostra "Divieto di accesso": un'occasione per i cittadini brugheresi di entrare in contatto con nuovi ed originali mondi espressivi.
Inaugurare la stagione 2005 delle mostre della Galleria espositiva con una collettiva di giovani talenti artistici vuole anche essere un simbolo della rinascita di questo spazio, recentemente riaperto e destinato a riassumere un ruolo chiave nella vita culturale della città, contraddistinta da eventi di grande rilievo artistico. Eventi che hanno contribuito a definire la vocazione di Brugherio, città caratterizzata da un'offerta culturale di alto livello.

L'Anima che abita la mostra
di Stefania Arosio

Questa mostra ha a che fare con l'Anima, cioè con quel concetto tanto antico che nel definirla, Psiche, non ne valica i confini, Psiche infatti è un soffio, un vento, impossibile da catturare.
Vie di accesso sono segni e simboli, ma la Sua natura è segreta, non se ne conosce l'origine, di dove viene e dove va; Essa è disordinata e pertanto non disponibile alla ragione, il cui compito è quello di ordinare. Per indagarla o per scioglierne i nodi, sono nate psicologie e psicoanalisi, ma entrambe hanno dovuto fare i conti con l'imperscrutabile - l'anima, infatti, non si può indagare fino al punto da togliere il velo -, e concludere infine che Essa si può solo inseguire, perché fugge perfino di fronte ad Amore. Come accadde quella notte in cui, in preda alla curiosità, Psiche alzò la lampada sul volto di Eros. Una goccia di olio bollente le cadde addosso, Amore si svegliò spaventato ed Ella fuggì.

DIVIETO DI ACCESSO,
dunque.

L'anima abita il silenzio
e non si svela
se non per gli occhi di qualche mendicante.

L'incertezza dell'immagine
di Roberto Giussani

"Divieto di accesso" propone la paura di vedere riconosciute colpevolizzate le proprie emozioni, come se ci trovassimo ad affrontarle in un viaggio ambiguo concepito senza possibilità di ritorno.
Le opere aspirano ad illustrare una visione del mondo perturbante e claustrofobica.
Una moralità dell'essere dubbia che fluttua, va alla deriva tra il desiderio che impercettibilmente anima la mano e il fine ultimo della ragione che è quello di possedere la verità.
Ne deriva un silenzio di fondo profondo, lacerante che pervade le scene e nasce dalla tensione tra il centro e la periferia, sopravvive alla festa dello stare assieme, si scontra con la cruda tensione di ciò che vi si trova rappresentato.
I bordi si abbandonano al gioco delle linee interne che conducono al culmine: oltre la misura prevale l'idea dell'illimitatezza, in bilico tra l'orrore della forma e la beatitudine del confronto.
Si avverte una sorta di nostalgia nei confronti della felicità del dipingere, la gioia profana e infantile di combinare colori e linee in funzione di un racconto "lungo" che riprende a nominare sentimenti e desideri.
Una ricerca empirica sul senso dello svolgersi degli eventi, sull'urgenza di volerli interpretare e sulla nostra possibilità di riconoscerli.
L'espressione corrode le forme nel segno del vissuto, del già visto o dell'essere partecipe al rito nell'essenza del mito.
L'ordine delle cose si moltiplica con le inquietudini mentali che la casualità sa generare.
Spira su tutto un lontano equilibrio determinato dal destino, la sua latenza e il confronto con l'incertezza, l'immagine, il suo trovare contaminazioni prossime al trascorrere del tempo, tutto è illusione e allusione e l'essenziale è invisibile essenza dell'essere.
Tracce cromatiche, figure che si delineano come se appartenessero solo a se stesse più che configurarsi nello spazio: ne delimitano la portata, si rapprendono nell'evento, ne bucano la superficie e tendono a essere da questa rigurgitate.
È come se si volesse presupporre il senso alle cose guardando a ciò  che è residuale, agli interstizi umorali piuttosto che al permanente o al fondamentale.
Pur coltivando l'ambizione all'informale e l'attenzione verso l'espressionismo, oltre la misura materica e segnica dei Nucleari e l'irrazionalismo del gruppo Cobra nelle opere si avverte una attenzione alla regolarità della pittura intimista e all'ordine, all'abitudine al concretismo e alla tradizione come se, tutto sommato, la trasgressione sia una variante già prevista.
Una verità contigua al flusso dell'esistere, lungo e dentro i bordi del vivere, secondo una traccia ben definita, in cui l'immagine rimanda continuamente al commento.
Un'inquietudine, un'ansia che, ripassando l'antico, cerca di trovare le condizioni del presente e, al tempo stesso, l'esplosione della soggettività individuale e dell'immaginario collettivo: tutto sommato l'automatismo diventa normalità presupponendo le condizioni dell'azione.
Le opere emanano un fascino visionario, sono in grado di trasmettere intensamente il senso del mistero, scaturite dalla volontà degli autori di allontanarsi dal controllo razionale della mente.

 La galleria

 Fighting my days - Alessia Labriola 

 The things that I see - Martina Maggioni

 Crowd - Elisa Mainente 

 Passaggio alla città - Serena Maroni

 Pregiudizi - Cinzia Pagliari 

 Gabbia - Laura Mugavero

 La psiche umana - Alessandra Palpon 

 Oettam - Matteo Prina

 Fluidi - Naila Ripamonti 

 Icaro - Malvina Ballabio

 Vie infinite - Alessandra Beretta

 Infinito e un giorno

 Straniera - Silvia Vago

 Pinocchio - Maria Silva

 L'isola dentro me - Valentina Sala

 Convergenze - Susanna Gessaga

 Filtrando - Chiara Calvanese

© La riproduzione del testo è consentita citando la fonte.

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A cura di:
Sezione URP - Ufficio Stampa
Ultima modifica: Mercoledì, 8 febbraio 2006

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