Tutta questione di
sensi di Stefania Arosio
L'architettura è una
questione che riguarda tutti i sensi, in essa ci entriamo con tutto il
corpo, e quindi non possiamo limitarci a sfogliarla unicamente con lo
sguardo. Gli edifìci sono corpi e quindi sono in grado di accumulare e
liberare energia assieme ad altri corpi viventi solo accettando di
assumere una dimensione provvisoria della forma in rapporto proprio alla
relatività delle condizioni di esistenza e dei modi, diversissimi, della
sua percezione. Se
ripensiamo l'architettura come ''sistema organico", ogni volta che
comporremo uno spazio, ci ricorderemo che esso si pone in relazione con
ciò che le sta intorno, ma allo stesso tempo da
esso si lascia inesorabilmente trasformare fino a
dissolversi. |

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Implicare i sensi nell'esperienza dell'architettura vuol dire contattare
gli organi della percezione (vista, udito, tatto, gusto, odorato) per
scrutare e comunicare i segreti del mondo visibile e materiale e suggerire
quelli del mondo invisibile e immateriale. Percorrendo questa avventura
creativa si esce dai distretti della geometria per entrare in un universo
creativo in cui si rompono continuamente gli argini. Il panorama dell'architettura
contemporanea presenta forti analogie con il mondo degli organismi viventi
e utilizza metafore biologiche, e la questione della natura delle forme è
forte ed essenziale. Questo quadro permette di parlare di una triplice operazione, percezione-azione-progetto, in un'ottica
innovativa. |
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I processi sensoriali
sono il presupposto della progettazione e di questo tanta
parte dell'architettura del secolo scorso non ha voluto prendere atto, soprattutto l'architettura
attenta al suo design, quasi autistica. Ma bisogna stare attenti perché
questa "indifferenza" può essere presente anche in quell'architettura
contemporanea le cui forme, paradossalmente "organiche", puntano a sollecitare stimoli esperienziali cognitivi separati dal
"corpo".
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Noi sappiamo che l'aspetto più importante della
nostra esperienza esistenziale è l'abilità di percepire cresciuta a
partire dallo spazio intrauterino in cui ci siamo formati, dai muri della
casa in cui abbiamo abitato e in cui viviamo, dai recinti in cui si sono
scatenati i nostri giochi e in cui oggi svolgiamo il nostro lavoro, con
tutta la gamma di luci, odori e sapori che in essi si possono
sentire. Chi non ne ha fatto l'esperienza, perché ha vissuto in uno
spazio algido e senza errori, difficilmente potrà credere che la
sensibilità è ciò che "costruisce'' il mondo. Noi abbiamo messo in
forma i nostri sensi e abbiamo visto che è cosa bella e
buona.
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